SUI PORNO

Leggevo un articolo sugli AVN Awards, i premi Oscar del porno, e non ho potuto fare a meno di constatare, tra un pensiero e l’altro, quanto il porno abbia influito in termini di tempo, spazio e immaginario nella mia parte di vita chiusa in bagno (perlopiù).

Il primo approccio a quel mondo fatto di corpi ringhiosi e liquidi a salti di cavalletta l’ho avuto sui dieci, undici anni. Non ricordo se ero sul finire delle elementari o sull’iniziare delle medie, comunque, davvero, poco importa. Ricordo che ero a casa del mio amico Giulio, davanti al suo pc fisso, un Pentium 2 che usavamo principalmente per giocare a Fifa ’98. Giulio aveva trovato una foto tra i file nascosti o seminascosti del fratello, e la foto ritraeva una donna a seno nudo con il viso umidiccio e al suo fianco una sorta di bastone. Non sto scherzando: data la grandezza e lo spessore, pensavamo fosse uno strano bastone con un’impugnatura particolare e delle venature sulla struttura. Ci volle un terzo amico, Andrea, a rivelarci che le venature erano vene, l’impugnatura un glande, e in generale tutta la struttura, un enorme pisello che fuoriusciva da delle mutande nere con la cerniera. Rimasi abbastanza sconvolto, soprattutto mi prese un dubbio -al tempo non sapevo cosa fosse l’ansia sessuale- sulle dimensioni. Era davvero possibile che, nel giro di neanche troppi anni, il mio minicicciolo potesse diventare un bastone da passeggio? Oggi posso rispondere serenamente no, anche perché crescendo i miei occhi hanno imparato a valutare le prospettive.

Durante le medie ricordo il film “Le notti della presidentessa”. Lo aveva comprato in edicola un mio compagno di classe e, un pomeriggio in cui ero a casa sua e i suoi a farsi un giro, decise di tirare fuori la videocassetta da un cassetto dentro un cassetto dentro un altro cassetto dentro l’armadio. Mi domandò: “Vuoi vedere un film porno?”. Alzai le spalle, “Perché no?”. Mise la videocassetta nel registratore -ricordate i rumori meccanici che ne conseguivano- e il mio cuore prese a battere emozionato: lì per lì non ci avevo pensato, ma era un film porno, qualcosa di proibito, qualcosa da adulti. Tutti questi pensieri di trasgressione adolescenziale svanirono appena vidi lei, la Presidentessa. Era una donna con un corpo favoloso e il viso acceso dal desiderio. Cosa desiderava così ardentemente, mi domandavo? Il film non era un thriller e ci misi giusto un paio di minuti a scoprirlo. La cosa che mi sconvolse fu una scena, in cui, lei, la Presidentessa, era sempre desiderosa, e allora arrivava un uomo a placare il suo desiderio, ma lei era ancora desiderosa, allora arrivava un secondo uomo, ma lei restava desiderosa, e ne arrivava un terzo, e un quarto. E tutti gli uomini avevano tra le gambe un pene di quelli che sembrano condurre una vita propria, dei cuccioli da sfamare tanto è il probabile peso. Nel salotto del mio compagno di classe, mentre lui gongolava per le varie posizioni da Twister tenute dagli attori, io mi domandavo come potessi con il mio umile ma Onesto pene riuscire a soddisfare una donna come la Presidentessa.

Ci vollero anni di allenamento, e tuttora ho qualche dubbio sulla questione, però non voglio trasferire il discorso sul sesso, a cui l’argomento è chiaramente collegato ma non sovrapponibile. Qui si parla di porno e, se un’attività ci si può sposare prospettando una relazione felice e duratura, questa è la masturbazione. Con i programmi di sharing le cose cambiarono, senza davvero rivoluzionarsi: certo, la masturbazione aveva ancora il suo habitat preferito e naturale nel bagno -la porta ben chiusa a chiave- ma grazie ai cd masterizzati passati tra amici, qualche azzardata puntata davanti al computer del salotto la si poteva fare. Aspettavo che i miei si rintanassero in camera loro, e io mi davo da fare cercando di placare qualsiasi rumore, dal ticchettio della tastiera fino ai ragli di Missione Compiuta. A volte capitava che mamma o papà andassero in cucina a bere dell’acqua, e, vedendo il lampo di luce dello schermo, si affacciassero chiedendo cosa ci facevo ancora in piedi. “Sto studiando!” dicevo, o “Devo finire qui…”, e lasciavo vagare la scusa, sperando che la vaghezza rendesse il tutto più veritiero. Credo che quei rari momenti fossero doppiamente rari perché entrambi, sia io che i miei, eravamo soddisfatti della bugia detta e presa per vera. Loro volevano che fossi sempre sincero agli interrogatori: “Hai fumato?”, “Hai bevuto?”, “Hai studiato?”, “Ti sei comportato bene?” ecc. ecc. ma immagino che se alla  domanda “Cosa ci fai ancora in piedi?” avessi risposto “Mi sto masturbando ritardando la fase di eiaculazione perché sta arrivando la mia scena preferita!”, ecco, sarebbe potuto essere davvero imbarazzante per tutti.

La scena preferita: mi collego a questo per arrivare alla vera rivoluzione, ovvero la banda larga. Con Internet sufficientemente veloce da non interrompersi ad ogni secondo di video online, l’attività della masturbazione è stata stravolta dalle preferenze. Se prima avevo poche possibilità di scelta -utilizzavo i video che riuscivo a scaricare o che, appunto, ci si passava tra amici- ora posso scegliere quello che mi pare. Le categorie hanno cominciato a crescere e a dividersi a seconda di età, razza, misura del seno, delle situazioni riprodotte. Davvero, peggio di Netflix. Mi capita di stare seduto sulla tazza del bagno e riflettere, riflettere, riflettere, cercando di capire appieno le mie voglie. Se voglio una piccola trama ad accompagnarmi nella fantasia, o qualcosa di amatoriale, così da rendere meno distante la stessa fantasia dalla realtà. Ma soprattutto, quale protagonista femminile sarà la partner del mio sogno a occhi aperti e pugno quasi chiuso? La scelta della pornostar ricade sempre sulla somiglianza fisica a qualche ragazza che conosco o che ho visto di sfuggita, così da riuscire a calare meglio la conoscenza nella parte. Sì, proprio tu, cara amica lettrice, tu cara amica di Facebook a cui ho chiesto l’amicizia quasi più per speranza che per amicizia vera e propria…sappi che probabilmente sei finita nelle mie fantasie! Niente di  traumatico o significativo, la cosa inizia e si conclude nelle mura del bagno o, più raramente, della camera. E, per essere precisi, non è mai una fantasia egoista, nel senso che tu, cara amica lettrice, verso la fine della fantasia, sudata e stanca, mi sussurri all’orecchio qualcosa che suona simile a:

“Dio…Come sei stato soddisfacente! E il tuo pene, quanta umiltà e quanta Onestà!”.