UN PEZZO DI VERITA’

La letteratura è la forma d’arte che mi è più congeniale. Non soltanto perché nutro una fascinazione per l’estetica – adoro i diversi ritmi delle parole scelte che si susseguono – o perché mi emoziona – e ne sto parlando esclusivamente come lettore. Ho visitato vari musei, degli artisti più famosi, e raramente le sensazioni verso ciò che è considerato grande sono state nette e lampanti. Dal cinema mi faccio attrarre proprio quando il processo artistico di mettere in scena sfiora e a volte ingloba la capacità letteraria di raccontare le tribolazioni umane. Vivo la musica più come una colonna sonora, a volte d’ispirazione quando passeggio o scrivo, e se diventa la protagonista assoluta, come nel caso dei concerti, mi sento paradossalmente più distante e meno coinvolto.

Il mio è un matrimonio che vede la fedeltà come valore assoluto. La letteratura – più precisamente la buona narrativa di qualsiasi genere, anche quando invade gli spazi della saggistica e del giornalismo – ha cambiato il modo di pensare a me stesso, alla mia esperienza e ai miei rapporti, fino a modificare la mia idea di mondo e realtà. Se qualcuno pensa che siano solo storie inventate, si sbaglia: è proprio con la scusa di raccontare una storia che si possono inserire delle verità troppo difficili da rivelare, una dietro l’altra, fino a scoprire l’inesistenza della ragione e l’esistenza di molte ragioni, l’importanza inoppugnabile eppure impossibile da provare dell’onestà intellettuale del singolo, la presenza costante di una spiccata relatività e del caso a governare le nostre vite.

In questa ricetta, voglio prendere l’ingrediente che più di tutti ha modificato nel profondo il mio modo di essere; quello che mi ha insegnato il senso di un qualsiasi approccio artistico. A costo di apparire sentimentale, ha a che fare con l’amore e più precisamente con la capacità di convogliarlo.

Prima dei libri, la mia ricerca di successo e soddisfazione personali – in qualsiasi ambito, dai rapporti amorosi allo sport, passando per le proiezioni dei sogni degli studi e di una professione futura – erano strettamente legati ad un riconoscimento della persona. Dovevo avere una ricompensa. Amavo una ragazza e pretendevo il ricambio del sentimento e la considerazione per quello che ero (probabilmente anche quando non meritavo particolare considerazione); praticavo uno sport e desideravo sentirmi dire quanto fossi bravo, un campione! Sognavo di diventare un regista e, prima di immaginare le scene di un film, proiettavo il mio figurino in smoking a ritirare il premio in mezzo agli applausi della platea.

Le attività, le relazioni, ogni minuscolo passo verso un immaginario avevano come unico scopo quello di essere un piedistallo su cui innalzarmi. Erano un mezzo.

Poi sono arrivati i romanzi, ed ecco che stranamente la grandezza tra le pagine sembrava scaturire dalla scomoda onestà degli autori; nelle piaghe della trama, nei pensieri paranoici o malinconici dei personaggi, i pezzi dello scrittore in quanto essere umano si potevano riunire in una verità che non poteva posarsi in alcun piedistallo. Erano nudi ma quieti, disponibili a mostrarsi anziché esibirsi. Allora ho iniziato a scrivere, e a tentare di farlo con la stessa nudità di chi leggevo. Ciò che scrivevo – e scrivo – diventa chiaramente il fine e l’immagine della mia persona doveva – e deve – rischiare di risultare meno eroica ma più sincera…A chi mai potrebbe fregare di una storia che mi mette su un piedistallo?

Ecco l’unico scopo: delle storie che raccontino una verità, la mia, che non ha alcun valore se non quella di essere tale; ognuno potrebbe raccontare la sua, e ognuna avrebbe valore se attestata dall’inoppugnabile eppure impossibile da provare onestà intellettuale di chi ne è protagonista.

Nessuna ricompensa, se non quella di aver trovato dentro di sé un nuovo pezzo più o meno puro di verità e rivelarlo.

Riuscire a provare tanta soddisfazione per aver fatto semplicemente qualcosa, senza le ansie e i dubbi di quanto dovrebbe tornarmi indietro, è stato un buon allenamento da trasferire nelle altre sfere d’esperienza. Voler bene per il semplice piacere di provare quel sentimento verso quella persona; affrontare gli impegni e le ambizioni con la sguardo fisso su ciò che produrrà quell’impegno e quell’ambizione, e basta.

Ha del particolare questo fatto: dopo aver cercato per anni di gratificarmi, sono state proprio la lettura e la scrittura – i momenti in cui riesco a dimenticare me stesso – a fornire la mappa più precisa di chi sono.