
Il film era solo una parodia. A sentire gli sghignazzi di mio padre, doveva far ridere. Disteso sul tappeto che mi punzecchiava le gambe, il cuscino sotto il mio petto, cercavo di sincronizzarmi con la sua allegria. Venne la scena di un parcheggio, poi una forte nebbia; infine, apparve il personaggio di Dracula. La prima sensazione fu qualcosa di simile al disagio. Qualche minuto dopo, ricomparso dal nulla, lo stesso Dracula attaccò al collo il povero protagonista addormentato su un letto a baldacchino. A quel punto ebbi paura, ma aspettai la prima pubblicità per filare a letto. Non volevo deludere mio padre per la mancata intesa.
La linea di luce proveniva dal corridoio e correva dalla porta socchiusa della camera fino all’armadio. Dal letto a castello, sentivo i movimenti dei miei genitori, i preparativi per l’indomani lavorativo. Faceva caldo e, con l’aiuto dei piedi, avevo accatastato il lenzuolo alla base del materasso. Chiusi gli occhi; guidato da un nuovo ed improvviso istinto, cercai di percepire la presenza di Dracula dietro di me. Mi girai di soprassalto: non c’era. Tornai alla mia posizione di riposo, quindi mi ci volle qualche minuto per definire quella sensazione di nudità che manteneva tesi i miei nervi. Avevo il collo scoperto, indifeso da improbabili – ma erano impossibili? – attacchi. Ripresi il lenzuolo e me lo tirai su fino alla testa. Qualche goccia di sudore sarebbe stata fin troppo sopportabile. Di nuovo, chiusi gli occhi; di nuovo, l’istinto. C’erano strani movimenti? Mi parve di sentire il cigolio della porta. Aprii un occhio. La linea di luce si era allargata e ora faceva intravedere anche una gamba della scrivania. Scesi le scale del letto e chiusi la porta. Controllai che fosse ben chiusa. “Notte” lanciò in un dolce acuto mia madre. “Notte” dissi.
I miei occhi, una volta abituati al buio, al sospiro di luce proveniente dai fori della tapparella, caddero sulla figura ombrosa di mio fratello. Mi avvicinai. Stava bene? Non c’era sangue, e sembrava respirare in un placido sali e scendi. Appoggiai un piede sullo scalino quando ritornai a studiare mio fratello. Aveva il lenzuolo tirato su fino all’addome. Con il massimo tatto e la più riuscita discrezione, glielo rimboccai oltre il collo.
Quando mi rimisi a letto, cercai di lasciare perdere certi assurdi pensieri. Ho sette anni e so benissimo che i personaggi come Dracula sono inventati. Ne ero certo? Cominciai ad immaginare un mondo dove i bei personaggi come Babbo Natale fossero frutto della fantasia, mentre i mostri avessero la possibilità di apparire a loro piacimento.
Mi risvegliai tutto sudato dal brutto sogno.
Da sotto la porta non filtrava più alcuna luce. Mi alzai e andai al bagno. Accesi l’interruttore e sentii un colpo, vidi una figura muoversi di scatto. “Aiuto!” urlai. Era la tenda svolazzante, il battente della finestra aperta sui grilli e il loro canto indisturbato. Il mio cuore si dimenava nel petto. Mi affacciai sulla notte, su una distesa di campi e lampioni lungo una strada, sulle sporadiche macchine che correvano lente e la luce accesa di una casa con un grande giardino, sui capannoni di una rimessa e sulle urla stridule e spensierate di qualcuno lontano. Mi domandai dove si fossero nascosti i mostri, fino a che i passi di mio padre non si fermarono sull’uscio. “Cosa è successo?”. Nell’allarme della sua voce, nei tratti ansiosi dei suoi occhi, nella preoccupazione eravamo di nuovo alleati.
