
Il periodo è quello: si fanno i regali, si organizzano le cene per quel misto di dovere sociale e piacere conviviale, ci si dedica agli altri in percentuale maggiore del solito. Poi arriva il 31 dicembre e si prova –almeno io faccio così- ad abbozzare qualche vago obiettivo personale, prima di iniziare a mangiare e bere e urlare in coro il countdown di spartiacque tra un anno e l’altro. Non è che sia mai riuscito a fissare dei propositi ferrei per i dodici mesi a venire, anche perché, per come funziono, più ferreo è qualcosa che mi impongo di fare nel futuro, meno riesco a realizzarlo. Se c’è un’intenzione reale, non ho certo bisogno di un pensiero né di un momento particolare che mi induca a ripromettermela: il tutto è già in corso d’opera.
Però, però, però. Nel complesso della mia persona –che è spesso incrostata dal vissuto e poco propensa al divenire- potrebbero esserci degli aspetti da migliorare, no? Anzi, ci saranno sicuramente. E posso essere ancora più preciso: ci saranno degli aspetti della mia persona che, nonostante facciano parte del mio carattere e delle mie convinzioni, sono poi risultati nella pratica, in una certa misura, difettosi.
Qualche anno fa ho giovato immeritamente di qualcosa che fin troppo spesso ho evitato di donare.
Ho sempre cercato di mettere in luce le criticità. Di un progetto, di un’idea, di un pensiero. Ripeto, fa parte del mio carattere, forse anche dell’educazione impartita da mio padre e mia madre, purosangue veneti che, appena avevo qualche grillo per la testa, frenavano gli entusiasmi e chiedevano: “Sei sicuro? Hai pensato a tutte le conseguenze? Se succede questo, come lo affronti?”. Non voglio essere frainteso, trovo più che salutare insegnare che, dove c’è luce, c’è sempre ombra, soprattutto ora che i social lasciano voce solo all’apprezzamento e mai all’onesta critica.
Però, però, però…e qui si inserisce la mia storia con la scrittura. Parliamoci chiaro, all’inizio ero una pippa supersonica. Ora sento di aver imparato qualche –sono forse a un quarto del grande e fantomatico e inesistente manuale dello scrittore- trucco del mestiere, ma all’inizio…se ci ripenso, a quei primi post, a quei primi scritti, mi viene la pelle dell’oca dalla vergogna. Eppure qualche complimento all’epoca lo avevo ricevuto; in quel mare di stupidaggini, scritte in maniera bambinesca e simpaticamente forzata, qualcuno era riuscito a trovarci un valore. E sono stati proprio quei complimenti, quelle iniezioni di fiducia, a darmi la forza di continuare – forse addirittura a darmi un senso, per continuare. Solo una persona, un collega, davanti al mio primo tentativo di romanzo (da buon novellino avevo pensato di avere un’idea rivoluzionaria per l’intero comparto della narrativa…) aveva avuto la faccia tosta di sottolineare le tante ingenuità che sbocciavano come fiori in primavera tra la trama e la prosa. Anche quello mi aiutò, mi tolse dalla mente certe aspirazioni alla gloria e mi ricordò che era meglio lavorarci su, ancora e ancora. Dovevo aumentare il volume di letture, dovevo a volte uscire dai confini del mio piacere, dovevo vedere la scrittura e non solo viverla. E, se sono riuscito a farlo, se ho trovato la forza di dare ragione al mio collega dopo che aveva demolito pezzo per pezzo le mie illusioni, è perché avevo già in saccoccia un riscontro. Sapevo di essere riuscito, con tutte le mie ingenuità ancora incollate, ad aver raccontato qualcosa ad un lettore: sapevo di essere già riuscito in parte a fare quello che era il mio unico obiettivo.
Ora stava a me portarlo ad un livello superiore. (Forse si risolve tutto nella questione di voler essere ammirati, o riconosciuti, o semplicemente compresi…O forse al posto della “o” dovrei mettere un “e”?)
Sono arrivato a pubblicare un libro grazie alla fiducia sì degli amici, ma anche a quella di qualche lettore incontrato per strada. Quale miglior modo di ricambiare se non provando ad abbassare il tono burbero del mio istinto di critica e a chiedermi, prima di dare davvero un parere su una qualsiasi idea altrui: “Cosa mi piace di questo?”. Mostrare la mia ammirazione, o il mio riconoscimento, o anche solo la mia comprensione.
Soffiare sul fuoco nel caso ci sia anche solo una piccola fiammella: magari, insieme ad altri soffi e a qualche onesta secchiata d’acqua, sarò testimone di un meraviglioso falò.
Ovviamente questo proposito deriva dall’inaspettata lezione imparata dalla vostra fiducia. Quindi non posso fare altro che ringraziare e lasciarvi un augurio per le festività, utilizzando una chiusa di Stephen King dedicata ai suoi lettori alla fine di Stagioni diverse:
“Fino a quando non ci rincontreremo di nuovo, tenete la testa ben piantata sul collo, leggete qualche buon libro, siate efficienti, siate felici”.
E passate un buon Natale.
