
Mi è stato fatto notare un particolare della mia raccolta di racconti: nessuna storia è ambientata a Treviso. A dirmelo è stata una libraia, con il viso leggermente corrucciato, come se fosse un dispiacere. E da parte sua forse lo era anche, perché per sponsorizzare uno scrittore emergente trevigiano, risulterebbe comodo che l’ambientazione del libro corrispondesse alla zona d’interesse dello stesso scrittore emergente…Almeno un racconto!
E invece no. Di tredici, neanche uno. Ero consapevole della mancanza, e un po’ me ne sono rammaricato, e nel rammarico ho provato a buttare giù qualcosa che avesse a che fare con il liceo Duca degli Abbruzzi o l’osteria Tocai o ancora Piazza dei Signori, ma mi pareva non ci fosse niente per cui valesse la pena inserire Treviso nel contesto degli avvenimenti.
Nella raccolta solo due racconti hanno una chiara collocazione spaziale: Il quinto viaggio a Vienna e Un bacio sulla luna, ambientato a Venezia. Non voglio ammorbare nessuno con le dietrologie, ma vi assicuro che entrambe le collocazioni hanno i loro motivi per essere state scelte. Non è stato un caso, né solamente il fascino estetico o autobiografico che queste città esercitano sul sottoscritto.
Treviso poi è, in realtà, presente in ogni altro racconto. Non vengono nominati i luoghi, vengono solo abbozzati. Ma ci sono. Il cinema Odeon è il cinema Corso, dove ho lavorato per un anno e mezzo come barista e aiuto-proiezionista (e fumatore di compagnia del primo proiezionista); l’incontro dei due protagonisti ne Il regalo perfetto avviene alla Ubik di Corso del Popolo e poi il negozio di scarpe è il Glam in Cal Maggiore; in Vivere il momento c’è una rivisitazione del Giardino Bistrot, il baretto delle pause dallo studio quasi mai forsennato degli anni universitari. L’elenco potrebbe essere molto lungo, il punto è un altro. Non voglio stare qui a svelare le corrispondenze, mi pare una pratica particolarmente noiosa sia da scrivere che da leggere.
La verità è che, quando scrivo una storia, vorrei garantire una dose minima di immaginazione ai lettori. Vorrei che fossero loro a costruire il proprio palcoscenico, con i tre, quattro, cinque, sei, otto, venti, trenta indizi che fornisco. Non ha assolutamente importanza se poi è lo stesso da cui la mia mente è partita; anzi, difficilmente lo sarà, e difficilmente saranno simili tra loro. Ognuno, tramite la stessa storia, userà la sua esperienza visiva e le sue conoscenze, provando a creare uno spazio estremamente personale e che ancora non esiste.
Seppur limitato alle ambientazioni, uno sforzo simile alla base di un atto creativo.
Non so se le mie intenzioni sfocino con precisione nel risultato sperato; forse sono solo intenzioni e falliscono miseramente. Forse sarebbe più semplice scrivere che due ragazzi si incontrano in Piazza dei Signori a Treviso (se siete sul blog, sopra avete la foto), e allora ecco che tutti vedete la stessa immagine spiaccicata, e allora sarà più facile fare un bel cartello con su scritto “SCRITTORE TREVIGIANO” da appendere sulle vetrine delle librerie di Treviso, e i lettori saranno coccolati dalla consapevolezza di ritrovare su carta i luoghi che già conoscono. Ma non sono ancora pronto a rinunciare alla mia idea, per quanto possa sembrare stramba. L’immaginazione scaturita da altri scrittori, da altri libri –lo sforzo richiesto- mi sta insegnando a pensare – diciamo che è l’ora di educazione fisica nell’orario settimanale del liceo pluridecennale Pensa – e vorrei restituire a chi legge questa attività spesso sottovalutata, un luogo intimo dove si nascondono soluzioni sorprendenti a domande disattese.
