
Mentre mi rammaricavo per il sonno confuso dovuto al caldo della notte appena passata, il vaporetto veleggiava verso destinazione, fendendo l’acqua della laguna tersa e blu come il cielo. Ero in piedi, dentro la cabina; mi aggrappavo con le dita a manici improvvisati, parti di lamiera che sporgevano dal soffitto; attorno a me persone dall’aria affaticata, con il mio stesso riposo disturbato sul groppone.
Un uomo con la mascherina bianca FFP2 disse ad alta voce qualcosa di inverecondo, qualcosa di confuso e accusatorio, o almeno così sembrò dal tono e dal braccio che, quasi sfiorandomi, indicava un altro uomo, seduto in una postazione da quattro sedili. Questo aveva una mascherina chirurgica azzurrina, consumata sul davanti.
Abbassata sul mento.
Si fissarono, aguzzarono gli occhi. L’uomo con la mascherina bianca FFP2 ripeté il messaggio, scandendo meglio le parole: “La mascherina deve stare su! Sei meglio tu, che la tieni lì?”. L’uomo seduto alzò allora la mascherina chirurgica, non senza un gesto di stizza: un braccio teso in risposta, come a dire di andare a quel paese. “Cos’è che vuoi? Eh?” insistette l’uomo con la mascherina bianca FFP2. “Stavo respirando un attimo…che rompipalle!” aggiunse a sorpresa l’uomo con la mascherina chirurgica. Io giravo la testa di qua e di là, verso uno e verso l’altro, come fosse un’avvincente partita di tennis.
“Rompipalle a me?” “A te sì. Chi sei poi? Un gendarme? Un controllore? Chi cazzo sei, ah?”. La situazione si faceva calda, io ero contento di assistere a un litigio, e con me la folla stretta di viaggiatori annoiati dalla danza del moto ondoso. “Oooooh…” e Maschera bianca FFP2 alzò il braccio come fosse una minaccia incombente, “…qua non si scherza, che cazzo te ne frega di chi sono! Il virus, cazzo…”. Qualcuno della folla fece sì con la testa. “Sì, sì. E quattro mascherine lo fermano, il virus!”, si soffermò sulla V di virus, Mascherina chirurgica. Altri ancora si guardarono, e fecero sì con la testa. “Ma senti questo, sei una canaglia! Una canaglia!” e il braccio di Mascherina bianca FFP2 si allungò come un mannaia, come un colpo secco che promette guerra. Una voce: “Un delinquente!”. Un’altra: “Un deficiente, altro che!”.
Mascherina chirurgica prese la mascherina, se la strappò di dosso e la strinse come immagino un re stringere lo scempio sconfitto della sua spettanza. “Fanculo queste cazzate!”. Sputacchiò pure, forse per sbaglio, forse per dare profondità al messaggio. Uno da dietro mi diede una leggera spallata, si era mosso per tifare, per difendere Mascherina chirurgica. Disse: “Sì, queste sono boiate per dare da mangiare a quattro cinesi!”. Prese la sua mascherina, di un tessuto verde, con il Leone di San Marco disegnato sopra, e la strinse anche lui, strappandosela di dosso. Un coro di protesta si levò, a cui si contrappose un coro di appoggio. Io, come altri seduti, come alcuni in piedi, mi grattavo il mento facendo finta di niente: in realtà ero bello coinvolto dallo spettacolo.
Arrivò il controllore, mascherina dell’azienda con logo, disse: “Signori, le mascherine per favore!”. “Gli faccia la multa!” sbraitò Mascherina bianca FFP2, “Non servono a un cazzo.” sbraitò ancora Mascherina chirurgica (in mano). “Non sono schiavo di nessuno!” incalzò Mascherina Leone di San Marco (in mano anche lui). “Questa è la legge. Per favore.”. Mascherina chirurgica lasciò andare il movimento del braccio all’ennesimo gesto di stizza, Mascherina Leone di San Marco rispose : “Col cazzo.”. “Allora scendete alla prossima fermata.”. Dalle teste compatte e curiose oltre le seggiole si levò una voce acuta e rauca, una voce coraggiosa o incosciente di chi si mette contro il distintivo (in questo caso, il tesserino del controllore). “Ma guardi qui…guardi qui…”, la signora, magra e lunga, mascherina con motivo alla Fendi e borsetta Louis Vuitton, “…guardi quanto siamo vicini! A cosa serve se siamo tutti appiccicati!”. Era dalla parte di Mascherina chirurgica e Mascherina Leone di San Marco, ma, a differenza loro, continuò a indossarla, la mascherina. Il controllore allargò le spalle, Mascherina bianca FFP2 le inveì contro: “Ma cosa c’entra signora! Appunto per quello, se la tenga!”. “Io la tengo…ma lei è un gran maleducato!” rispose stizzita, le spalle a stringersi, Mascherina Fendi. “Io maleducato? E perché?”. “Non si parla così ad una signora.” disse il controllore. “Ma lei pensi a fare la multa a quei due mascalzoni.” rispose pronto Mascherina bianca FFP2. “Oh, hai rotto il cazzo, veneziano di merda!” disse senza ritegno Mascherina chirurgica. Mascherina Leone di San Marco alzò il palmo della mano come a dire di stare calmo, “Oh, ciccio. Veneziano di merda lo dici a tua sorella.”. “Eccone n’altro.” e Mascherina chirurgica guardò fuori dal finestrino, sbuffando. “Le fa mettere o no le mascherine?”: Mascherina bianca FFP2, “Le ripeto di stare calmo e non preoccuparsi”: il controllore, “Sempre a piangere con i milioni in tasca, peggio dei cinesi siete!”: Mascherina chirurgica, “Peggio di chi? Vien qua a dirmelo, goldon!”: Mascherina Leone di San Marco. “Siete un branco di maleducati!”: Mascherina Fendi.
Ci fu un brusio continuo. La gente si consultava, aggrottando la fronte preoccupata, soprattutto donne e anziani; più divertita tra i giovani. Finì che Mascherina Leone di San Marco scese alla prima fermata utile, arrabbiato e teso come un arcinemico dei fumetti; Mascherina chirurgica si mise la mascherina a metà, su un orecchio allacciata, sull’altro no; Mascherina bianca FFP2 continuò a lamentarsi di sottofondo come un basso continuo; il controllore tornò alla sua postazione, sudato e stressato; Mascherina Fendi si lamentò a voce alta con più o meno tutti i viaggiatori, visto il tono, e fino al capolinea.
Il grumo di folla si strinse al varco d’uscita e si allargò sul molo galleggiante. Ci togliemmo le mascherine, il sorriso di chi si era divertito, la O stupefatta di chi era stupefatto. Fu in quel momento caotico che un uomo, mentre riassumeva accalorato qualche passaggio della lite, prese la rincorsa con un inelegante inspiro e starnutì tra i passanti. Una coppia, mascherina verde lui rossa lei, allargò all’unisono le braccia e non si trattenne. “Ma stai attento!” dissero, in uno scoppio. L’uomo, una mascherina di cotone nero sul mento: “Oh, mi è scappato!”. Io, e qualche altro spettatore sempre attento ai seguiti e ai remake, ci fermammo.
“Perché non te lo fai scappare a casa tua!” disse un tizio basso, qualche passo indietro, mascherina FFP3 ancora premuta sul basso volto.
