LA STORIELLA DELLE DIECI DITA

Nel villaggio degli esseri umani dalle nove dita era finalmente nato un bambino con cinque dita per mano: nessun difetto, nessuna mancanza. Si festeggiò molto quella sera.

Il bambino cominciò a crescere. Imparava a fare questa o quella cosa, prima seguendo i consigli dei grandi esperti del villaggio, e in seguito, data la diversa conformazione delle sue mani, facendo affidamento sul suo ingegno e le sue capacità. Tentava nuove strade, che solo qualche volta funzionavano. Poi le poche volte si trasformarono in spesso.

Allora gli altri componenti del villaggio iniziarono a squadrarlo sospettosi. I suoi coetanei presero a evitarlo; più che entusiasmo, per quegli strani modi di fare le cose a dieci dita, alcuni provavano diffidenza, e altri invidia. I grandi esperti, scettici e a tratti scandalizzati, provavano a correggerlo, ma il bambino dalle dieci dita riusciva con solo estremo dolore ad adattare i suoi meccanismi alle nove dita.

Il bambino dalle dieci dita divenne sempre più grande e sempre più soffocato da quel dolore. Quante notti pianse, e quante altre moriva di vergogna per essere chi era. Una di quelle notti, stanco di soffrire, prese il coltello più grosso a disposizione e si tagliò un dito. Anche se il bruciore fu lancinante, dai suoi occhi sgorgarono finalmente lacrime di gioia.