SULLE FESTIVITA’

L’unica festa che concepisco come tale è il Natale, qualche giorno precedente e il successivo, Santo Stefano. Basta. Il resto è un comodo sconto dalla giornata lavorativa, e a volte neanche troppo comodo.

Il Capodanno è un incubo che fa sentire il suo avvento già verso fine novembre; mi inizio a domandare cosa farò, terrorizzato all’idea di finire come i miei, a letto alle dieci, per mettersi la sveglia a mezzanotte meno dieci, brindare allo scocco del nuovo anno e tornare a letto, abbastanza stanchi e soddisfatti. E forse anche brilli. Ci sono stati anni in cui ho tentato l’organizzazione di piccole vacanze in baita tra amici, ma tra amici si fa fatica a mettersi d’accordo ed è sempre troppo tardi per prenotare una baita: non importa che sia ottobre, agosto, maggio; qualcuno arriva sempre prima di me.

L’Epifania è la festa che tutte le altre feste si porta via, quindi ho la naturale tendenza a versare lacrime per la dipartita dell’atmosfera; finisce il periodo delle lucine, degli alberi addobbati e dei pranzi abbondanti, e arriva l’inverno, quello di gennaio e febbraio, quello duro e con poche speranze. Due mie amiche compiono gli anni proprio in questo infausto giorno. Hanno provato negli anni a ravvivare la tradizione, invitandomi a vari “pane e vin” di paese e a bere un aperitivo in centro città: qualcosa fa, devo ammettere. Condividere la malinconia è sempre meglio che tenersela dentro.

Carnevale non l’ho mai preso sul serio, fin da bambino. Non si stava a casa da scuola, al massimo si faceva una mezza giornata se avevo il rientro; e il costume, mia madre ha considerato il costume di Carnevale come una casa: ormai avevo quello e quello mi tenevo, anno dopo anno. Zorro; ero sempre Zorro. Non importava cosa andasse di moda, io vestivo sempre come quel vecchio spadaccino in bianco e nero.

Passo la Pasqua, checché ne dica il proverbio, con i parenti, quindi niente di particolarmente entusiasmante se non per i primi e i secondi, e gli antipasti, il dolce, il vino e il caffè corretto; per quel che riguarda l’uovo di cioccolato, non mi ha mai elettrizzato tanto quanto i regali di Natale o i videogiochi al compleanno. A Pasquetta piove; è la festa dei piani B. Dei pranzi al riparo dentro casa o nelle taverne, e forse sono proprio questi i ritrovi più sensati e piacevoli; forse sarebbe sempre da attuare il piano B se se ne ha uno.

Nel periodo estivo si possono godere le agognate ferie, giorni non decisi a tavolino che prevedono una certa libertà di scelta, dal mare alla montagna passando per città e collina. Il Ferragosto è una data simile al Capodanno; comincio a domandarmi cosa fare, dove andare e con chi verso metà luglio, e continuo a rimandare la cosa fino alla seconda settimana di agosto, momento nel quale decido di farmi mettere di turno al lavoro, così da togliere ogni indecisione.

E poi arriva Halloween, la versione dark di Carnevale. Finché ero adolescente e le discoteche mi attraevano come l’ape al miele, la ricorrenza aveva ancora senso di esistere; si organizzava la studentesca e una folla di coetanei si riversava in pista e tra i tavoli a ballare, bere e fumare. Ma ora che ho trent’anni, e che mi sento un bambino di settanta, cosa dovrei fare? Mascherarmi da mummia o da scheletro? Al massimo tirerei fuori il solito costume da Zorro: il bianco e nero fa tetro, no?

Buon Ognissanti a tutti, godetevi la giornata a base di…a base di cosa? Che si fa ad Ognissanti?