
Durante la cena di fine anno ho avuto difficoltà a concentrare in dei desideri netti e chiari quello che speravo di ottenere per l’anno successivo. Eravamo a tavola, riempiti di antipasti, spaghetti e vini bianchi dalle etichette nere sulle quali saltavano all’occhio premi e stelle di vario tipo, e qualcuno ha tirato fuori la questione “propositi per l’anno nuovo”. Si è fatto un giro veloce, c’è chi si è proposto di trovare un lavoro serio, chi di fidanzarsi, chi di laurearsi nonostante una posizione lavorativa già acquisita. Arrivato il mio turno, ho iniziato ad aprire la bocca senza emettere suoni, a giocare con il tovagliolo, a far girare su se stesso il bicchiere mezzo pieno di vino, che seguiva con le onde le mie rotazioni. Pensavo a cosa dire, ma lì per lì la mente non suggeriva, quindi ho risposto d’istinto “scopare e scrivere”, indossando involontariamente un costume che mi stava male già a vent’anni, figuriamoci adesso, dieci anni dopo: quello del “maledetto” che fa dei piaceri e delle sue velleità artistiche i mantra da seguire passo passo per giungere ad un appagamento personale completo.
Sullo “scopare” non dovrebbero esserci dubbi: non dovrebbe essere più un proposito ma un’azione scontata da ripetere ogni tre giorni nel caso di una coppia fissa o convivente, o una volta ogni due, tre mesi nel caso di un single restio al sentimento. Una volta ogni due tre mesi, se va bene. Per quanto riguarda lo “scrivere”, quella è l’azione da cui è partita la mia difficoltà ad esprimere cosa voglio o non voglio per i dodici mesi a venire.
Dopo aver dato quella risposta, uno dei commenti a tavola è stato che quei propositi erano abbastanza semplici e facili da realizzare. E’ vero, sullo “scrivere” poi, che è una questione legata alla mia sola volontà, la facilità di realizzazione è ancora maggiore. Eppure non c’è altro che valga la pena sperare di fare, e non per la definizione nella casella “professione” della carta d’identità.
Tra i miei sogni, ovviamente, come un qualsiasi aspirante scrittore, c’è quello di pubblicare un libro e di iniziare a guadagnare con la sola attività della scrittura. E’ un pensiero che mi tocca costantemente e che a volte evito di affrontare, proprio perché il punto di partenza da cui cominciare dovrebbe essere il fatto, e il fatto è che non ho ancora pubblicato niente. E nonostante mi giri dall’altra parte, il pensiero torna; è un boomerang che evito finché non mi colpisce. Ma tra la dedizione e l’impegno per farsi pubblicare e lo scrivere c’è una grossa differenza, obbligatoria in due attività così stranamente accostate in un unico mestiere. Mentre la prima richiede un eterno sguardo al futuro, come appunto i propositi, quindi darsi da fare per mandare le e-mail, per ottenere una risposta, per ottenere un incontro, per ottenere un contratto, per ottenere la pubblicazione, per ottenere visibilità, per ottenere una riconoscenza, per ottenere un altro incontro, per ottenere un contratto migliore, e avanti così all’infinito; la seconda richiede un’attenzione costante al presente, anzi, un’immersione totale nel presente in cui si svolge l’attività. Assomiglia molto al modo di praticare uno sport, lo scrivere. Mentre si è in campo, non c’è altro. La palla è i cursore, le azioni le parole, e lo scrittore colui che ne è parte: ne è artefice, complice e vittima; si scontra con le imperfezioni, corregge, rimedia, attacca, segna e poi sbaglia ancora. Ma tutto succede in un susseguirsi di secondo in secondo, e non c’è la possibilità di concentrarsi su quello che va al di là di quel secondo, perché è quello che succede ora l’essenza, il punto cruciale è nel passo che si sta compiendo.
C’è solo il presente.
E’ per questo che impiego buona parte del mio tempo, e praticamente ogni mio sforzo mentale: la possibilità di vivere a pieno l’istantaneità di difficile presa dell’adesso, l’illusione di esserci dentro, farne parte, senza proiettare nulla di più di un risultato ideale. Per la pubblicazione, ci sarà un futuro pronto, oppure no, anzi forse proprio da preparare; non m’importa molto, non ora che sono davanti al pc.
Il mio proposito è scrivere e viverlo, più ancora di viverci.
Questo, e scopare. Sarà anche scontato, ma meglio proporselo, per sicurezza.
