
Non ci aveva mai sofferto. Nei momenti in cui l’autostima gli gonfiava il petto, se lo chiedeva: non è che aveva imparato davvero ad amare? In senso lato, chiaramente: a voler bene ad una persona senza le parassitarie pretese sancite dai rapporti umani? Tra loro riteneva ci fosse una strana forma di libertà, di parlare, di ridere e di criticare. L’aveva conosciuta ad una festa di amici e poi l’aveva rivista passargli davanti un pomeriggio in centro. Era successo che si erano dati appuntamento e si erano baciati e avevano passato la notte insieme. Poi lei lo aveva salutato e Roberto – oh dolce Roberto! – era sicuro sarebbe arrivato un altro bacio e un’altra notte. In breve, la sicurezza si trasformò in speranza, e infine, dopo poche settimane e qualche tentativo maldestro, in accettazione.
Ma mai in rancore: e già qui Roberto aveva riconosciuto a sé stesso un notevole grado di maturità rispetto al passato. Perché, se una volta desiderava ardentemente essere ricambiato, ora trovava quello stesso desiderio perlomeno pretenzioso. Niente a che fare con concetti dichiaratamente femministi, solo il buon senso di chiedersi: perché dovrei essere così fortunato?
Se lui provava una gioia incontenibile quando il suo sorriso si allargava in un naturale quanto infantile entusiasmo ma lei no, che colpe ne aveva? Se sentiva la pelle pizzicargli d’interesse quando lei raccontava del bicchiere mezzo vuoto, lamentando al contempo la sete più profonda, qualcuno ne aveva anche solo una vaga responsabilità? Desiderava più di tutto vederla felice – addirittura più di scoparla – e questo sarebbe bastato, decise, dato che la sua infelicità non l’avrebbe in alcun modo aiutato.
Tutto questo fu possibile perché lei era stata chiara fin da subito, dopo quell’unica notte, e perché conducevano due vite profondamente distinte che si incrociavano di rado: Roberto non aveva mai sentito mancare il rispetto – quello dovuto ad una persona in quanto tale e non in quanto uomo – o la stima – quella minima riposta in uno scambio da mantenere vivo nonostante la distanza.
Lei tendeva a impegnarsi in relazioni lunghe e impegnative che naufragavano sotto il peso delle promesse future, mentre Roberto schivava l’impegno di condivisione come una lepre sotto tiro. Lui se lo domandava spesso, in momenti per nulla studiati, quando la nuova frequentazione muoveva magari le mani o gli occhi, o emetteva degli acuti di sorpresa, che ricordavano lei. A parità di un ipotetico sentimento ricambiato, chi avrebbe scelto? Qualche volta mentiva a sé stesso.
E quando l’autostima rovesciava sul pavimento, si dannava su come mai, nonostante avesse imparato ad amare davvero, fosse ancora solo. A volte gli sembrava di dover lasciar andare quel sentimento – oh così puro! – per emozionarsi di nuovo davanti ad altri occhi e altre labbra. O forse, si rammaricava, non sono poi tanto maturo.
Forse sapeva voler bene solo alla purezza del distacco.
