JOHN WICK 2 (e 3-PARABELLUM)

Come tante cose in questi anni, è partito tutto da Facebook.

Scorrevo senza particolari interessi la bacheca dal cellulare, finché non mi sono fermato su delle immagini in movimento, di due uomini con la faccia da duri che camminavano con un passo da duri: erano Jason Statham e The Rock. Ho lasciato andare il video. In trenta secondi ho visto un’auto passare sotto due camion, una moto passare sotto due camion, una moto sventrare un bus londinese, un’esplosione, un’auto correre su un ponteggio stretto all’interno di un magazzino, un pugno, un’esplosione,The Rock che guarda male qualcuno, un’esplosione, una rissa. Nel finale, “Fast and Furious Hobbs and Shaw” scritto in sovrimpressione, con un carattere fuggente e tamarro. Dopo la conclusione, ho pensato: “Portatemi un bazooka che spacco tutto.” Ma ero in casa dei miei, disteso sul letto, e cosa me ne facevo di un bazooka? Perché avrei dovuto spaccare tutto? E allora ho pensato: “Portatemi un’auto bassa, con il triplo tubo di scappamento e il motore che romba. Faccio qualche derapata sul piazzale.” Ma in garage c’era solo la Panda bianca di mia sorella. Allora ho pensato: “Portatemi qualcuno da pestare a sangue.” E’ arrivata mia madre che mi ha chiesto cosa volevo per cena. Decisamente una situazione poco virile, e men che meno rissosa. Mi sono fatto passare tutti questi istinti venutimi dopo aver visto quel piccolo spezzone pubblicitario a ritmo di Nos, e ho continuato a vivere la giornata come se fossi ancora quell’uomo debole e civile che ero qualche minuto prima. Mi sentivo diverso ormai, mi sentivo più duro, che cazzo guardi?, mi sentivo veloce, mi sentivo furioso.

La sera, dato che ormai il mutamento era avvenuto, non potevo leggere, roba da donnette, da hobbit nati deboli e felici, da gente che cade sorpresa dopo il rinculo della pistola. Mi sono messo sul divano e ho urlato. “MAMMA! Portami una birra!”. Mamma ha risposto che dovevo arrangiarmi. Maledetto femminismo.

Ho stappato la birra, ne ho bevuto un sorso e ho acceso la televisione, per andare direttamente sull’app di Netflix, a vedere cosa proponeva il catalogo. La mia sete d’azione maschia non si era ancora placata e allora, appena ho visto la faccia ringhiosa di Keanu Reeves bagnata dai capelli unti neri e ricoperta da ferite sanguinose, ho deciso di mettere play a John Wick 2. Il primo lo avevo già visto, cazzo.

Mi sono bevuto un lungo sorso di birra.

I primi cinque minuti, prima dei titoli di testa, sono: un inseguimento auto-moto, due russi che si raccontano con fare rude chi è John Wick (John Wick è il più forte assassino in circolazione, che si era ritirato per amore, salvo poi tornare per vendicare un cucciolo di cane), John Wick che arriva e pesta a sangue tutti, spara e tira pugni e calci. Spezza colli, conficca cose in testa, ringhia. John Wick, cazzo.

Il film ad un certo punto prende una pausa da se stesso, cominciando ad inscenare una trama di cui poco mi importava. Allora mi sono alzato e sono andato a prendere un’altra birra in frigo. Con il vuoto della prima, avrei voluto, non so, lottare contro un energumeno di cento chili e spaccarglielo in testa, così da mandare in frantumi il vetro scuro e rossiccio tipico della Moretti. Ma nessun energumeno nelle vicinanze: al massimo c’era mia sorella, che è passata più volte per il salotto, e in fondo in fondo non si sarebbe meritata un trattamento così duro. Il film continua, e un’apparizione me lo ha, almeno in parte, rovinato: Scamarcio. Scamarcio che interpreta il ruolo del mafioso di una città americana. Scamarcio che interpreta il ruolo del capo dei mafiosi italiani di una città americana. Scamarcio. Quello di “Tre metri sopra il cielo”. Step. L’amico di Pollo. Ora, nessuna condanna sui primi ruoli nella carriera di un attore. Ma il capo della mafia italiana in una città che avevo il presentimento fosse come una Capitale, una New York nel mondo di cicatrici e ossa rotte di John Wick, John Wick cazzo, come può essere Scamarcio?

Ho fatto finta di niente e trattenuto il disappunto. Le botte da orbi sono riprese, e mi sono dimenticato di Scamarcio, che tra l’altro non partecipa mai alle megarisse che si creano così, quasi per sbaglio. John Wick va a Roma. John Wick, a Roma. Nel mio Paese. E’ un onore John.

Fa a botte con un nero più alto e più grosso di lui. Non ha paura di niente e di nessuno. Intanto qualcosa di interessante l’ho visto, oltre alle botte; qualche piccola trovata che rende il mondo degli assassini, un mondo serio fatto con le sue regole e le sue cose: c’è un albergo, il Continental, dove non si possono commettere omicidi, un posto pulito per gente sporca, e ci sono i Pegni, favori segnati su un medaglione che si apre, e ci si mettono le impronte digitali a sangue tra contraenti. E poi c’è John Wick che ammazza, spacca, incassa e risponde: ad una certa trafigge al cuore con un coltellaccio pure il nero. Ho finito la seconda birra ma non potevo andare a prendere la terza. Ormai il film è entrato nel vivo: John Wick contro tutti. In soli trenta minuti, li stende. Uno ad uno. Uno, con una matita infilata nel cranio, con una certa insistenza.

Nei secondi finali, il mio eroe, il mio nuovo maestro di vita e kung fu, comincia a scappare perché si è messo contro tutta la lobby mondiale degli assassini. Mi sono alzato dal divano, ho fatto due saltelli, ho mimato due pugni come li tirano i pugili, un dritto e un gancio, e ho pensato: “John, sono con te. Ti aiuterò io.”. Sono andato al computer e, ricercando notizie su quale fosse effettivamente la tecnica di combattimento usata da Wick, kung fu, kick boxing, o tai chi, per me quelle discipline sono tutte uguali, ho scoperto che c’era John Wick 3. Sottotitolo: PARABELLUM (“prepara la guerra”). Solo il sottotitolo mi ha messo una carica, che ho sbattuto i piedi sul pavimento con frenesia per sfogarla. Ho deciso che l’indomani l’avrei visto.

La mattina seguente, a colazione, non vedevo l’ora di buttarmi sul letto, questa volta con il pc appoggiato sul petto, dato che PARABELLUM era uscito da troppo poco tempo per trovarlo attraverso i canali ufficiali. Ho chiesto a mia sorella di passarmi il coltello per spalmare la marmellata di fragole, e lei me lo ha teso dalla parte della lama. Ho esclamato, sconcertato: “Ma sei matta? Così mi taglio!”.

John Wick l’avrebbe preso e stretto fino a farsi dissanguare, non per un motivo sensato, ma perché a lui sarebbe piaciuto così; si sarebbe divertito. Allora ho realizzato che non potevo essere simile a John Wick. Ero tornato un uomo civile, debole e anche un po’ timoroso, com’ero prima di tutta questa storia. Forse un peccato, forse no.

Però PARABELLUM me lo sono visto dopo.

Quante botte, cazzo!