SEGNALATO DAL GAMBERO RAMATO

Non sono una persona dal palato fine. La mangiata fuori ha valore prima di tutto nella quantità e, in seconda battuta, nella qualità. Per quanto riguarda il bere…beh, anche lì vale lo stesso principio. Non sono un grande appassionato di vini – non distinguo un Merlot da un Cabernet anche se me li scolati entrambi in più occasioni – e qualsiasi impegno culinario potrebbe, per quanto riguarda il mio riscontro, essere vano. Sono stato a quattro o cinque matrimoni e il momento preferito è sempre stato quello del buffet di antipasti, dove, in un rapporto di opposti costante, bagnavo il crostino di affettato con una birra e poi asciugavo la birra con dei polpi fritti e bagnavo i polpi fritti con uno spritz al bitter e asciugavo lo spritz al bitter con una mozzarella in carrozza. Nonostante questa propensione all’ingerire piuttosto che al mangiare, anche io mi sono affezionato a delle “proposte” che ho incontrato nel trevigiano.

Ovviamente si sposano bene con questa sorta di…filosofia? Non credo sia il termine più adatto. Devianza? Disturbo? Le mie papille gustative provano una certa gioia nell’incontrare una accozzaglia di ingredienti distribuiti come un profano farebbe con i colori per imitare un quadro di Pollock. D’altronde una volta, nella pizzeria dove sono cresciuto come lavoratore e come uomo, mi sono cucinato una pizza con sopra tutto ciò che di cui si poteva disporre. Non scherzo quando dico tutto. Vi risparmio l’elenco, perché ho provato a stilarlo e, oltre a fare un certo senso (alla lettura, sottolineo: esclusivamente alla lettura), suona un po’ esibizionista. Quindi provate a pensare agli ingredienti che trovate in un listino di una pizzeria – tutti gli ingredienti – e poi immaginateli sopra una pizza doppio impasto – perché con tutto quel peso era necessaria una base resistente. Comunque, dicevo: proposte nel trevigiano.

Partiamo con il panino dell’Osteria Canova, la più antica tradizione per quanto riguarda i miei ordini nell’ambito della ristorazione: tra qualche anno insidierà la pallina alla nocciola di mio padre nelle gelaterie.

Sottolineo che, all’Osteria Canova, i panini si possono costruire a piacimento con gli ingredienti disponibili. Il mio è, da quando ho sedici anni, pancetta, brie, zucchine, melanzane e peperoni grigliati, lattuga (sembra una cosa messa così per l’angolino salutare, in realtà dona la giusta croccantezza), pomodori secchi e salsa tartara all’interno. Si potrà notare una capacità di assortimento, che – vorrei tranquillizzare – si perderà strada facendo. In ogni caso, ci tenevo a menzionare questo panino, che accompagna le mie serate felici e tristi – che man mano negli anni sono diventate sempre più sincere nella loro felicità e nella loro tristezza – fin dall’adolescenza.

Un altro pasto che mi fa compagnia da molti anni, inventato nella suddetta pizzeria dove ho sempre lavorato ad intermittenza, è la pizza Franco. Ingredienti: gorgonzola, brie, salsiccia, salamino, acciughe e cipolla. So che non sembra una prelibatezza, ma lo è, soprattutto se accompagnata da una grande disponibilità di birra: è proprio nel rapporto che citavo prima – di bagno e asciugatura del palato – che questa pizza esprime il meglio in termini di gusto.

Un altro piatto da segnalare è la pizza Carne e Compagnia della Piola, un locale sul Terraglio appena fuori dal centro. Per quanto riguarda la compagine della Carne troviamo prosciutto cotto, salamino, salsiccia e wurstel, mentre per la Compagnia ci sono le patate fritte: è un’opzione palesemente nata per accontentare dei bambini cresciuti troppo. Sembrerà strano ma, nonostante la previsione di macigno sullo stomaco, sono sempre riuscito a digerirla bene e farci sopra dei gran sonni.

Sul versante delle bevande, in questo autunno-inverno ho dato il via ad un rinforzo che riesce ad esprimere sia la piacevole freschezza della birra e sia a donare una necessaria sferzata alcolica – un perfetto scudo contro le basse temperature e lo stimolo ad urinare ogni cinque minuti. La birra e whiskey. Non serve quella messa in scena del bicchierino da shot dentro il bicchierone: basta farsi versare un goccetto di whiskey a piacimento – al bar dove lavoro, per esempio, il barman non si fida di un goccetto e, per essere sicuro di soddisfarmi, me ne mette almeno tre – e il gioco è fatto. Lo stimolo starà poi nel provare i vari abbinamenti, vista l’infinita tipologia di birre e di whiskey. Tenderei a sconsigliare più di una media a stomaco vuoto in serate formali; al contrario, in serate spassose, si può servirsene a piacimento.

Sono segnalazioni piuttosto risicate, e per palati grezzi e un poco immaturi. Il mio consiglio è in generale quello di non seguirle, in primis perché, con ogni probabilità, non corrisponderanno al gusto più equilibrato della maggior parte delle persone, e poi, se si scopre che magari piacciono, va a finire che bisogna rivedere tutto il carattere culinario proiettato su di sé.