
A dieci anni, se avessi dovuto immaginare come sarei stato a venti, mi sarei visto come un uomo fatto e compiuto. In smoking tutti a giorni, a sorseggiare caffè, leggere il giornale, baciare la donna che abitava come me in un bel appartamento di paese (a dieci anni ancora non avevo un’idea ben precisa di cosa fossero gli attici e neanche i centri città; il massimo del centro che conoscevo era il giardinetto dove passavo la ricreazione a giocare a nascondino e passeggiare mano nella mano con l’amichetta preferita) e guadagnare abbastanza soldi da farmi la piscina in casa. Interna ed esterna. Arrivato a venti, avevo capito che la mia visione era un pelo sbagliata. Vivevo ancora con i genitori, cominciavo l’università quindi ero ancora uno studente, l’unico essere umano a cui potevo dare il bacio del buongiorno e della buonanotte in camera era mio fratello e non sarebbe stato un gesto particolarmente gradito, i giornali li leggevo di tanto in tanto ma il mio passatempo preferito era ancora giocare a Fifa e Nba Live e le poche monete che avevo in tasca le usavo per comprare le sigarette al posto delle caramelle. Che, a ben pensarci, era, a livello salutare, una retromarcia.
A vent’anni, se avessi dovuto immaginare come sarei stato a trenta, avrei detto ancora di vedermi come un uomo fatto e compiuto. Con tutti i benefit citati prima. Aggiungendo alla lista dei desideri un attico in una città importante, due figli, un lavoro, oltre che remunerativo, anche stimolante, interessante e socialmente riconosciuto. Ah, la casa al mare. E un cottage. Mi sarebbe piaciuto dire (e mi piacerebbe dire tuttora): “Stasera cenetta nel mio cottage?”. Suona bene; è innegabile.
Arrivato a trenta, ho immaginato di incontrare il me stesso dei vent’anni. Avete presente, no? Quei giochi sui rimpianti e i rimorsi. Quelli in cui si deve dire che non se ne hanno mai, sennò si perde la partita. Ho immaginato di farmi una bella chiacchierata e provare a dare due dritte al me più giovane, arrogante e saccente. Ho pensato alla location ideale dell’incontro e mi è venuto in mente un baretto di paese. Può essere l’ideale per poter discutere in tranquillità di dieci anni vissuti e da vivere.
Elpuberamatino esordirebbe così. “Non potevamo trovarci nel cottage che hai comprato nelle zone di Asiago? O, alla fine, l’hai preso a Cortina? Non dirmi che hai fatto il botto?”.
“Non ho comprato nessun cottage.”
“E come mai?”
“Pochi soldi.”
“Pochi soldi? E cosa sto studiando a fare, allora?” risponde, schifato.
“Non fare la vittima, non fare la vittima. Copierai metà degli esami e gli altri li supererai con l’argomento a piacere.”
“Davvero? Sapevo di aver scelto l’università giusta.”
A vent’anni mi convincevo più facilmente delle cose.
Elpuberamatino continua: “Cos’hai comprato? Una casa al mare? Una casa di produzione? Fai il regista? Cosa fai?”
“Ehm…no…sono cambiati i programmi nella fase di attuazione degli stessi…”
“Come parli?”
“Come parlo?”
“Usi ancora il trucco mal riuscito di usare frasi complicate quando sei in difficoltà?”
“Non so davvero…io non….”
“Che sfigato.”
“Calmati.”
“Mi vuoi dire cosa fai nella vita?”. Elpuberamatino si secca; vede che sto temporeggiando.
“Faccio fotocopie.”
“Fai fotocopie? A trent’anni?”
“Sì. Però guarda che le faccio benissimo. E non parlo di due, tre fotocopie. Parlo di più fascicoli, fronte e retro, a volte pinzati.”
“Cazzo, complimenti. Davvero.”
“Ma capirai che non è così importante. Vedrai la vita in un altro modo.”
“Mi stai facendo da guida? Fai fotocopie e mi fai da guida? Mi spieghi come faccio a prenderti sul serio? E poi come sei vestito? Usi ancora le felpe di Scout. E i jeans della Levi’s. Dove sono i completi scuri? Le camicie bianche sfiancate? E le cravatte?”
“Mi sembra che tu sappia solo lamentarti. Non conta più il vestito. La vedi questa, questa barba. Con questa farai impazzire tutte le ragazze dai venti ai quaranta.”
Elpuberamatino si fa pensieroso. Poi sorride, eccitato. “Quindi scopi?”.
“Mmm, non proprio…ogni tanto…è un po’ come il Redentore. Fuochi d’artificio meravigliosi, ma una volta l’anno.”
“Neanche la morosa ti sei trovato?”
“Sono fiducioso per il futuro.”
“Lo ero anch’io prima di conoscerti.”
“Aspetta, guarda che ci sono tanti begli aspetti che non hai considerato.”
“Tipo?”
“Vivo da solo.”
“Uau. Dove?”
“A Venezia.”
“Noooo. Mitico. Beato te. A bere tutte le sere.”
“Non direi…sono passati i tempi…”
“In che senso?”
“Sai, se lavoro non è che posso fare le cinque ogni mattina.”
Elpuberamatino si accende una sigaretta e me ne offre una.
“Ho smesso.”
“Certo che sei diventato noioso, eh?”
“Non ho finito con gli aspetti positivi.”
“Sono tutto orecchie.”
“La barba.”
“Ne abbiamo già parlato.”
“Cazzo.”. La barba è stata effettivamente la rivoluzione più importante del mio decennio.
“Nient’altro?”
“Aprirai un blog.”
“Tra quanto?”
“L’ho aperto da sei mesi.”
“Guadagni?”
“No.”
“Quindi mi vuoi dire che a trentanni le cose più belle che avrò saranno un blog scassato e la barba?”
“Ah, le persone. Conoscerai persone divertenti.”
“Intelligenti?”
“Anche, ma capirai pian piano che l’intelligenza che intendi tu è sopravvalutata.”
“Felici?”
“A volte. Ma capirai che anche quella è una questione leggermente sopravvalutata.”
“Con due belle tette?”
“Alcune. Ma anche quelle perderanno la loro importanza.”
“Non diventerò frocio?”
“No, no. Sarai amico della categoria Froci.”
“Ancora una categoria?”
“Già.”
“Quindi le tette mi piaceranno ancora?”
“Sì. Solo che non saranno così importanti come pensi.”
“Di tutte le cazzate che hai detto questa mi sembra la più grande.”
“Fidati.”
“Altre cose belle?”
“Quello che devo ancora fare. Ma ne sai qualcosa anche tu no?”
Elpuberamatino fa un profondo tiro di sigaretta.
“Un’ultima domanda.”
“Dimmi.”
“Berlusconi è ancora al governo?”
“Eh. E’ una storia lunga.”
“Allora non mi raccontare niente. Ho dieci anni per scoprirlo.”
