
Crescendo, ho scoperto che le persone cambiano. Partono da dei cardini e i cardini si spostano, non so perché, forse per bisogno, o per conoscenza, o per caso. Cambiano anche i passatempi, gli interessi e le passioni. Si modificano a seconda di nuovi orari di lavoro o dei muscoli sani rimasti dopo il trentesimo anno d’età. Anch’io, com’è normale, sono cambiato. Se dovessi scegliere due aspetti caratteriali, direi che sono decisamente più ordinato e pulito, e che sono meno pigro, privilegiando le giornate piene di impegni. Ma, per quanto riguarda interessi e passioni, il mio è stato un cambiamento forse atipico; io ho da poco scoperto cosa davvero mi interessa, e -dirò di più- ho smesso di vergognarmi del mio disinteresse. Non so se sia un indice di maturità o di immaturità, fatto sta che il mio tempo -anche non avessi niente da fare tutto il giorno, intendo; intendo proprio il tempo di una vita, confidando sia lunga e serena- è troppo risicato per dedicarlo ad aspetti lontani dai miei interessi. Si può dire che con questo atteggiamento precluda nuove scoperte? Certo. Infatti sono disposto a cogliere ogni occasione mi si pari davanti per combattere la mia staticità. Quello che sto dicendo è che non sono disposto a crearmene, di occasioni, se non al di fuori delle stelle polari da poco decise.
Ascolto sempre volentieri i pareri di un appassionato su un determinato ambito, ma, per quanto mi riguarda, un appassionato non basta sia esperto: dev’essere bravo ad appassionarmi, avere quella capacità, tra il cantastorie e il cialtrone, di raccontarmela. Quanto la sto tirando lunga? Non ricordo neanche più il punto: volevo solo farvi una veloce lista delle molte cose di cui ho sentito parlare negli ultimi anni da amici e conoscenti vari e di cui non me ne è mai fregato nulla. In qualche modo volevo salvare la faccia a me e a voi, dicendovi che siete gente davvero in gamba -piena di interessi!- ma che il più delle volte, a raccontarmeli, mi ammazzate di noia. Sì, potrei essere tendente al critico e al chiuso, e davvero poco in gamba, e non avere scuse, ma andiamo avanti con la lista: potrei irritarvi, che lo trovo mille volte preferibile all’annoiarvi.
1- IL VINO E IL CIBO
A meno che non si parli di club-sandwich, o di hamburger, o di pizza, argomenti per i quali la mia attenzione si lecca i baffi, sul resto, sui menù dei ristoranti, sui primi alla zucca o la tartare di tonno, sugli scampi o sulla carbonara, non nutro davvero alcun amore per la discussione. Quello che posso dirvi è che ho sempre mangiato bene praticamente ovunque. Anche, e soprattutto al McDonald’s. Anche sui vini, sarò onesto: non ne capisco niente. Riconosco un vino terribile, ma già dai cinque euro di una bottiglia al supermercato in su, a me va bene tutto. Ci sono state delle volte in cui con la carne ho bevuto del vino bianco, e ci sono state delle volte in cui con il pesce ho bevuto del vino rosso, e ci sono state delle volte in cui ho rispettato il Diritto Nazionale del Buon Gusto Italico, e tutte queste volte, ho sempre, puntualmente, mangiato bene. Quindi cos’altro potrei dire se non “alla fine ho mangiato bene”?
2- LA CORSA, LA BICICLETTA, L’ARRAMPICATA, IL CANOTTAGGIO
Mi sono ritrovato, da un giorno all’altro e senza accorgermene, quasi come quando si parla di invecchiare, senza compagni di calcetto o di basket. Di colpo, mi sono guardato allo specchio, e mi sono visto con la canotta da corridore, la voce di mio fratello di sottofondo che chiedeva “Andiamo a comprare le nuove scarpe da corsa?”. A me non piace correre: non piace né alla mattina, né il pomeriggio o alla sera; e non mi piace in campagna e in città, in montagna o al mare. Io corro se c’è una palla di mezzo, un qualche scopo regolamentato da un punteggio e un avversario. L’idea di sfidare me stesso, in questo senso, la trovo piuttosto assurda: sto bene da perdente. Oltre alla corsa, l’interesse attorno si è ramificato in discipline diverse, sempre legate a rompere il limite della resistenza personale. Lo capisco, ad un certa età diventa più semplice legarsi ad un impegno personale piuttosto che collettivo, il concetto di squadra si trasforma in risposte mancate nei gruppi Whatsapp. Allora si parla di bicicletta, nelle sue varie forme, e di canottaggio, climbing e compagnia bella; si parla di risultati e obiettivi, e di metodo. Io me ne sto in sapiente silenzio, sapendo che prima o poi dovrò abbracciare lo sport da adulti legato alla mia vocazione avversario&punteggio, ovvero il tennis.
3- NATURA, MARE E MONTAGNA
Vedo molte foto su Instagram di laghi e promontori. O di spiagge paradisiache, o di vette inesplorate e innevate e provo quel senso di…niente. In realtà non provo niente. Riconosco la bellezza di certi scorci, delle vedute, e ne sono anche suscettibile in certi casi: le cascate per esempio, le poche che ho visto, mi hanno sempre emozionato. C’è qualcosa nel rumore perenne, credo. Ma per il resto, non ho alcun tipo di richiamo primordiale. Quando ho visto Into the wild per la prima volta, ho compreso sì il fascino dell’avventura e la filosofia dietro la scelta, ma era una filosofia talmente lontana dalle persone che mi ha sempre lasciato indifferente. Io voglio le persone attorno a me: voglio osservarle e studiarle, e non ho alcun timore del loro pensiero dei miei confronti. Quindi se mai doveste chiedermi se preferisco mare o montagna, sappiate che la risposta è “nessuna delle due”. Sono anni che non vado in spiaggia –lì le persone fanno le tutte le stesse identiche cose e si appiattiscono in una sorta di copia da spiaggia della persona stessa- e sono anni che non vado in montagna. E, ve l’assicuro, non ne sento la mancanza.
4- SERIE TV
Davvero devo perdere giorni e giorni della mia vita a guardare delle serie tv? Davvero ho un bisogno così dilatato di essere intrattenuto? Perché so come funziona, qualche serie l’ho vista. Con Fringe non ho fatto altro per una settimana, e, in un momento di down della connessione, ho rischiato di far saltare il portatile a pugni, tanto era il nervosismo per la storia inceppata. Ora i problemi di connessione sono sempre più rari, ma la mia ritrosia rimane alta. Mettiamola così: se loro –e con loro intendo gli sceneggiatori e i produttori di Netflix (e di Amazon, e di Disney)- hanno le manette, io non voglio consegnare anche le chiavi. La mia volontà non verrà schiavizzata dai tempi prestabiliti di uno show televisivo! Questo è il cartello che utilizzerò quando scenderò in piazza per protestare contro i poteri forti dell’audiovisivo e mi incatenerò al cinema di quartiere per evitare che chiuda. Peccato che il cinema di quartiere abbia già chiuso, e quel giorno fossi impegnato a scorrere annoiato la bacheca di Instagram.
5- LA CULTURA DEL DOVERE DELLA CULTURA
Siete andati a vedere l’ultimo film di Wes Anderson e vi è piacuto tantissimo? Davvero? Non mi dite. E l’ultimo libro di Fabio Volo è una porcheria. E l’ultimo premio Strega? Bello, ma meritava l’altro. Lynch non si tocca, e Dante non si discute. Se fossi uno scrittore morto nel 1300, riuscirei a sperare ben poche cose, ma una di queste sarebbe di essere messo in discussione per l’eternità. Invece no, si prende per buono il sentito dire, e da ogni angolazione. Tanto: basta ripetere. Dato che capire richiede tanto tempo, -figuriamoci farsi un gusto personale- perché non passare direttamente al sapere male? Sai che questo è considerato bello, e questo è considerato brutto, e allora lo vedi e dici: “Oh, ma questo è proprio bello!” oppure “Oh, ma questo è proprio brutto!”, ed ecco che al momento giusto, il momento in cui dico che non sono molto interessato alla cosa bella che hai visto, o alla cosa brutta, tu arrivi con la mannaia da pensatore libero e aperto, con il dito puntato e ritmato in un movimento verticale, e dici: “Certo che dovresti aprire i tuoi orizzonti ogni tanto!”.
