SULLE GRIGLIATE

1.

Vicino al fiume che passa a qualche chilometro da casa, nel giardino dell’amico che sembra grande quanto Hyde Park, nelle taverne dotate di canna fumaria; in costume o in maglioncino, godendosi i primi caldi della primavera o crogiolandosi al fuoco amico del camino; le grigliate non sbagliano mai. Sono l’evento regio che accontenta uomini, donne e cani. Rilassano a sufficienza, ubriacano lentamente, stendono con dolcezza fino al giorno successivo.

Quindi grigliata a casa mia lessi sul gruppo Whatsapp nominato Ferragosto senza posto, che seguiva il gruppo Pasquetta Maledetta, a sua volta seguito dal gruppo Capodanno in che capanno? I pollici alti e gialli apparivano sulla schermata come foglie secche in autunno: la soddisfazione di chi non deve mettere la casa era palpabile. Giacomo Tonin scrisse, in un moto di prodigalità, La spesa la faccio io e io, così per partecipare attivamente all’organizzazione, aggiunsi Ti accompagno! e Lorenzo Grandosso, detto il Becco per il naso adunco e per le innumerevoli corna della ragazza (del naso adunco sapeva tutto, delle corna della ragazza faceva finta di non sapere) scrisse Ci sono anch’io! Poi la conversazione continuò a suon di vibrazioni e di inutili farneticazioni. Una cosa era decisa: io, Giacomo Tonin e Lorenzo Grandosso detto il Becco saremmo andati a fare la spesa.

Giacomo Tonin spingeva titubante il carrello, io e il Becco vi gettavamo dentro i prodotti cibari mentre, distratti, discutevamo di matrimoni e scelte di vita. Un’accoppiata pericolosa per il Becco. Fu dopo aver raccolto nove bottiglie di vino, otto filoni di pane, quattro salse diverse per la carne, sei Coca Cole, dieci salsicce, dodici braciole, venti costicine, cinque diversi tipi di patatine, qualche peperone e melanzana, che Giacomo Tonin domandò:

«Ma non abbiamo preso troppa roba? In quanti siamo?»

Io e il Becco ci guardammo, alzammo le spalle. Chi lo sapeva in quanti eravamo? Era poi così importante?

Gettammo dentro ancora una trentina di birre, due amari, e ci indirizzammo alle casse. Dopo una coda lenta e mogia, svariati bip dei codici a barre, arrivò il conto. Duecentotre, e quarantasei euro. Io e il Becco ci guardammo un quarto sorpresi, tre quarti soddisfatti.

«Però!» fece lui.

«Non ci siamo risparmiati!»

Gli sguardi passarono su Giacomo Tonin.

«Che c’è?» domandò.

«Anticipi tu?»

«Io?…Perché io?»

Intanto i sospiri della cassiera riempivano l’aria di impazienza.

«Ti sei proposto tu per la spesa!» chiarì il Becco. «Ok, ok.». Giacomo Tonin, occhi lucidi, porse la carta di credito alla cassiera.

«Ma me li ridate!» chiarì lui.

2.

Nerbon di San Biagio di Callalta, 2019. La Grigliata del Secolo. Un enorme barbecue era stato disposto spento in giardino. Oltre, vicino ad un frassino rigoglioso, un tavolo bianco mangiucchiato agli angoli, con una decina di sedie di contorno.

Tavolo rigorosamente sparecchiato.

Il ritrovo era a mezzogiorno; il padrone di casa, il Barbagianni, detto anche Giovanni Barbato in ambienti più ufficiali, ci accolse dopo essersi alzato dal letto, le palpebre gonfie, i capelli disordinati.

Ci mettemmo a lavoro. Sistemammo piatti e tovaglie, bicchieri e birre; accendemmo il barbecue. Il fumo prese a salire in cielo come un segnale di richiamo. Arrivarono Rino il Fino e Riccardo Quanto Lardo. Poi la Michela dalle tette grosse e la Michela dalle tette magre, la Fede, Fulvio e Caterina, con Golden retriever al guinzaglio, e il Roscelli. Il chiacchiericcio si fece invadente, la carne sfrigolava, la birra e il vino correvano giù lungo le nostre gole. Dalle casse, casse disposte da me e il Becco, la musica correva lungo le nostre orecchie.

Intanto, sudato come il mare, il Barbagianni girava la carne. «Ma quanta ne avete presa?» chiese. Io e il Becco, che eravamo seduti a chiacchierare di matrimoni e delle tette della Michela (quella con le tette grosse), annuimmo come se sapessimo il fatto nostro, come se l’abbondanza sfrenata fosse l’unica arma vincente nei giorni di festa. Davanti a noi si parò Giacomo Tonin.

«Allora, me li date i soldi?». Sbuffammo, il Becco bevve un sorso di birra contrariato. «Non vedi che abbiamo da fare?»

«Non state facendo niente!»

«Ci stiamo rilassando!» tuonò il Becco, e bevve un altro sorso.

La grigliata continuò; verso le tre e mezzo cominciammo a mangiare. La carne era cotta al punto giusto, e, anche se abbondante per un reggimento dopo un digiuno, c’era sempre Riccardo Quanto Lardo che avrebbe spazzolato anche le ossa. Lui e il Golden retriever della Fede.

Dentro un bidone nero cominciarono a salire di livello i resti di lattine e bottiglie; nelle nostre menti il caldo dell’estate si mitigava al suono di qualche canzone, i nostri riflessi sparivano nella morsa dell’ebrezza alcolica.

Ancora Giacomo Tonin mi prese di sorpresa, arrivando alle mie spalle.

«Sono diciassette euro a testa!»

«Oh, Santo Cielo!…Non so neanche dov’è il mio portafogli!»

Di fronte a me, il Becco: «Chiedi agli altri! Noi ti abbiamo accompagnato…è così che si ringraziano gli amici?»

Giacomo Tonin prese a sussurrare, non voleva farsi sentire dalla tavolata: «Il Barbagianni ha messo la casa, e ha cucinato!» Alzò un dito.

«Alla Michela dalle tette grosse e alla Michela dalle tette magre ho fatto lo sconto». Alzò altre due dita.

«Rino il Fino non mangia tanto, ha detto», e alzò un altro dito.

«Ma c’è Riccardo Quanto Lardo che mangia anche per lui!» feci notare, sempre sottovoce, io.

«La Fede, Fulvio e Caterina vanno via presto, quindi mettono metà», e alzò tre dita. Erano le cinque e mezzo, e sembravano stabili al loro posto.

«…E il Roscelli ha detto che ha portato una vaschetta di gelato!»

«C’è il gelato?»

«Dove?»

«Non l’ho mica visto!»

«Dobbiamo ancora finire le costicine.»

«ME LI DATE O NO, I SOLDI?» chiese sull’orlo di una crisi di nervi, Giacomo Tonin.

Il Barbagianni alzò la musica, dalla tavolata ci spostammo, bicchieri in mano, allo spiazzo d’erba gialla vicino alla veranda. Urla a perdi fiato, e ci mettemmo a ballare come fossimo in una discoteca sulla spiaggia. Giacomo Tonin guardò la scena a spalle basse. «Dai, vieni!» lo invitai, «Non fare il guastafeste!» incalzò il Becco. Giacomo Tonin trasse un profondo respiro, fece una lunga sorsata di birra, gettò la lattina nel bidone e si unì ai movimenti scoordinati della folla. Non ne ero sicuro, ma, sorridendo a guardarci con le gote rosse, mi parve di leggergli un pensiero attraverso gli occhi.

Chi sarà il fesso che anticiperà per la cena di Tutti i Santi?

E per il resto del pomeriggio, i raggi del sole continuarono ad illuminarci.