CAPODANNO CON IL PROFESSORE

Tutti hanno, nel gruppo di amici, quello che io chiamerò qui il Professore.

Il Professore è colui che sa maneggiare, con dei modi inaspettati ma allo stesso tempo dall’incredibile funzionalità, la Materia. Non sto parlando di storia, italiano o matematica: sto parlando di donne. Saperle prendere, saperle conquistare, saperle sussurrare le frasi giuste, saperle dare quello che chiedono con uno sguardo: sono solo alcuni degli aspetti della Materia, che il Professore può insegnare, se ben disposto. Il Professore che conosco io è quanto mai sincero, aspetto essenziale per distinguersi dai tanti presunti Professori che si aggirano negli spogliatoi dopo calcetto, nei pub e nelle riunioni per decidere dove organizzare il prossimo incontro di kick boxing, o la prossima corsa clandestina di Fiat Panda usate; se è andato a letto con una donna, c’è andato davvero. Se è andato a letto con due donne, è successo: niente invenzioni. E’ lì che davvero si distingue un Professore, colui che diffonde il sapere, da un semplice Filosofo votato alla trascendenza. La figa non trascende proprio niente: è reale, viva e si muove in molte direzioni contemporaneamente, che la rendono tanto desiderabile quanto ardua, fuggevole, caotica, come il librarsi di un seme di dente di leone, appena soffiato dalla brezza primaverile. Il Professore è quella brezza primaverile, che trasporta il seme esattamente dove vuoi lui.

La serata del trentuno di dicembre, in cui si impara a gestire l’ansia e la delusione generate dalle aspettative di qualcun altro, in questo caso quelle di di Papa Gregorio XIII, è una grande occasione per vedere il Professore muoversi nel suo territorio e prendere appunti: Capodanno è, per lui, la finale di Champions dopo un anno di allenamenti e partite di campionato nazionale. Io, dal canto mio, che rappresento in quella serata, la Ternana, non posso che farmi da parte e osservare, ascoltare: studiare.

Il Professore, poco prima di ritrovarsi nella casa dove avrà luogo la sua finale e la mia lezione, scrive un messaggio via Whatsapp, per infondere coraggio ai suoi pupilli: “Stasera si scopa.”. Imperativo. Non un’ipotesi. Non una possibilità. E’ quello che succederà. Come quando si cammina e non si inciampa. Come quando si mangia un piatto di lupini e non ci si soffoca. Lui e la Materia sono uniti in un unico, ineluttabile, destino. La mia risposta, un poco esaltante “Dici?”, raccoglie una sonora bocciatura: voto quattro.

Suonato il campanello e entrati, prima nel corridoio e poi nel salotto della gentile ospite che ha organizzato l’evento, il Professore comincia a regalare sorrisi e occhiolini a tutte le ragazze della festa. E’ la fase di decisione: chi, tra i tanti semi di dente di leone, verrà trasportato a terra e fatto germogliare, attraverso strofinamenti, lingue mai ferme e versi interrotti di piacere? Il Professore osserva. Squadra. Sorride. Quella lì. E’ sua. Mi chiede se ho anch’io la prescelta. Non ancora. Male: voto tre.

Il Professore rompe il ghiaccio con un po’ tutto il gruppo e la situazione, con qualche battuta sempreverde, qualche gag e qualche simpatica osservazione. Sta aspettando che la ragazza, quella che ha puntato come un falco punta il povero furetto nella prateria, dove non ha un angolo in cui ripararsi o nascondersi, si allontani per andare al bagno, o a mangiare qualcosa, o a cambiare il brano, della lista “Last Day of the Year Crazy Party Mix” di Spotify. Il furetto si muove. Il falco aguzza gli occhi. Il furetto si ferma davanti al pc con l’app musicale aperta sul desktop. Il falco apre le ali, le stiracchia, e plana: plana dietro il furetto. Chiacchierano, ridono, chiacchierano, lui gesticola, lei sorride, lui sorride con più enfasi, lei indica il computer, lui fa l’occhiolino, lei le fa un gesto come di invito a prendere in mano la situazione, lui digita qualche tasto sulla tastiera, muove il puntatore sul desktop, da un colpetto al trackpoint del portatile. S’interrompono le note tamarre di qualche canzone a metà tra l’house e la musica latina e ne parte una nuova, scelta dal Professore: “L’Amour Toujours” di Gigi D’Agostino. La ragazza lo guarda e non sorride più. Io prendo appunti: “L’Amour Toujours” di Gigi D’Agostino.

Il Professore tiene la ragazza concentrata: non si muovono più per un’ora buona mentre mette in mostra tutte le sue conoscenze in fatto di luoghi, emozioni, sogni, stelle, amore, cuore, sole, vita. Poi il professore, prima di raggiungerci mentre lei va al bagno, prende di nuovo la decisione sulla canzone da sparare dalle casse bluetooth: rimette “L’Amour Tojours” di Gigi D’Agostino. Alza le mani e le dondola leggermente. Sorride. Io prendo appunti: mettere due volte “L’amour Toujours” di Gigi D’Agostino.

Dopo un paio di bicchieri di troppo, il Professore annuncia di essere ubriaco. E questo potrebbe essere un problema per la sua performance. Non è una sorpresa: i Professori notoriamente non sono dei gran bevitori, dato che alle feste, devono concentrarsi sulla Materia. O alcool, o Materia. Entrambe, in una sera, è solo per quei supereroi di cui si legge su Wikipedia o di cui si sente le gesta su Virgin Radio: George Best, Marlon Brando, Mick Jagger, Patrick Ray Pugliese.

Il Professore decide di smettere di bere: la missione non prevede distrazioni così popolari come il vino. Si slaccia il secondo bottone della camicia, per far intravedere i pettorali e si riavvicina alla ragazza, la sua, appena tornata nel salone, e, brillo, le fa una battuta sporca, tipo “Allora, ti sono mancato in bagno?”. Io prendo appunti: fare battute sul bagno. Lei arrossisce e lui continua: “Ti sei sciacquata, vero?”. Io prendo appunti: mettere in dubbio l’igiene intima di lei.

Dopo le due discutibili domande, i due escono in giardino, lei si accende una sigaretta e cominciano a parlare. E parlano, e parlano e sembrano effettivamente divertirsi: il Professore sembra togliersi quell’idea di dover essere il vento che trasporta il seme di dente di leone, o il falco che caccia il furetto, e, anzi, sembra farsi trasportare, ma in un modo diverso, più delicato e coinvolgente, e goffo, come una foca monaca che si fa accompagnare dalle onde calme del mare fino al bagnasciuga.

Tornano dentro, per il conto alla rovescia e festeggiare insieme a tutti l’inizio del nuovo anno, e poi, ancora, si appartano, questa volta dietro un angolo della casa che non riesco a scorgere da dove sono seduto. Lo immagino il successo: il Professore che la guarda, le slaccia il reggiseno con l’occhio sinistro, le sfila i jeans con l’occhio destro, schiocca le dita e lei ansima, sorride e lei, dal piacere, si stringe il labbro inferiore con i denti incisivi, fa l’occhiolino e lei viene.

Si fanno vedere dopo un lasso di tempo difficile da definire in queste serate, in cui dieci minuti sembrano un’ora e un’ora sembrano dieci minuti, e, allora, sfacciato, chiedo com’è andata. Se se l’è baciata, se se l’è scopata.

Il Professore mi fa che no, non ha fatto niente di tutto questo. Sincero, il mio Professore.

Mi mette un braccio attorno alla spalla e con la mano mi da due pacche, amichevoli.

Mi rivela, però, che si è fatto una bella, interessante, rilassante: chiacchierata.

E, allora.

Inaspettatamente.

Scopro di essere un gran Professore anch’io.

Aggiunge, sussurrando: “Mica male la padrona di casa comunque.”