“IL PIANETA TRILLAFON E LA COSA BRUTTA” di David F. Wallace

Spero di imbattermi sempre in un libro che mi faccia comprendere qualcosa di nuovo; delle azioni, o dei pensieri o anche dei dubbi diversi dai miei. Una volta finito di leggere, è come se avessi ascoltato e conoscessi un punto di vista in più; anche perché nel rapporto con l’autore non posso in alcun modo intervenire: non posso distrarlo con mie osservazioni o puntualizzazioni, lasciandogli campo libero per raccontare tutto dall’inizio alla fine.

Quando leggo un racconto, raramente spero in questo; ha un corpo troppo corto per instaurare un rapporto così profondo. Non che non ne legga, anzi, ma quando intraprendo quella strada è più per farmi incantare dal metodo di scrittura o da qualche frase affascinante legata nel suo puzzle di parole.

Poi mi capitano davanti agli occhi una ventina di pagine di David Foster Wallace e si cancella ogni mio preconcetto sulla lunghezza che deve avere un’opera per dare una determinata sensazione. (Che è già, di per sé, comprendere qualcosa di nuovo).

Mi sono chiesto più volte negli anni, come immagino anche voi, per motivi non per forza uguali ai miei o non per forza differenti, cosa si provi a soffrire di depressione e che effetto abbiano gli psicofarmaci sulle persone. Ho amici che hanno studiato la malattia, ne sanno le caratteristiche e tutto, certo, ma non sono depressi; qui sta la magagna. Loro non possono dire con precisione com’è la vita da dentro l’oblio. David Foster Wallace, che depresso lo era, sì. E, oltre ad essere depresso, è stato anche uno degli scrittori più talentuosi e fantasiosi del secolo da poco passato.

La depressione e gli psicofarmaci diventano allora la Cosa Brutta e il pianeta Trillafon; e in un paio d’ore, ho trovato parte delle risposte che inseguivo da anni, e mi sono ricreduto su quello che si può fare con un numero ristretto di pagine.

Mica male.

Il titolo del racconto ha le due definizioni invertite, “Il pianeta Trillafon e la Cosa Brutta”, e lo trovate nella raccolta “Questa è l’acqua”.