
La tenda bianca venne smossa da un filo di vento che attraversò la stanza e fece vibrare il poster dei Ghostbusthers, appeso a fianco della porta marroncina, segnata in più punti da maldestri movimenti passati. Sul letto a due piazze il lenzuolo bianco rifletteva la luce del pomeriggio e qualche schiamazzo da fuori -dei ragazzini in bici, un clacson, delle macchine in prima- sembrava voler attirare l’attenzione di lui e lei, distesi avvinghiati, nudi, svogliati. Entrambi avevano un’espressione tonta, gli occhi assopiti, un sorriso accennato senza motivo: avevano avuto da poco un orgasmo, stimolato l’uno dall’altra e viceversa. Giacomo sospirò rantolando, strusciandosi il palmo della mano sull’occhio marroncino e poi sui capelli mossi e ispidi, mori con qualche timida apparizione bianca. Lucia allora girò il capo, che era appoggiato sul petto di lui; gli occhi di lei erano celesti e grigi, i capelli castano chiari, il naso piccolo e aquilino. “Che hai?” chiese, scivolando con le dita lunghe sui suoi peli. Lui si grattò gli occhi; “Non ho voglia di aprire stasera.” gracchiò con un tono di voce leggermente più basso del solito. Lucia annuì appena, “Neanch’io.”. Rigirò il capo e inspirò profondamente, annusando la pelle di Giacomo che sapeva di dolcemaro.
Entrambi, seppur in direzione diverse, presero a fissare le pareti bianche, in certi punti giallognole. Un altro colpo di vento smosse la tenda. “Potremmo smetterla di lavorare.” confessò Giacomo. Fermo. Immobile. Preso da quel pensiero estemporaneo. “In che senso?” e un risolino fece sobbalzare la testa di Lucia. “Ascolta qua. Come ci vedi a…a…a…”, Giacomo si mise a raschiare la barba di qualche giorno sotto il mento, “…a…su un’isola, tipo Maiorca. Su una spiaggetta di quelle incastrate.”. “Quali sarebbero le spiaggette incastrate?” chiese lei. “Quelle tra due, come si dice, cosa sono? I promontori?”. “Ah, sì…”, Lucia si rivolse ancora a Giacomo: gli occhi di lui osservavano il sogno da vicino, e voleva vederne assieme l’evoluzione. Voleva capire come si sarebbe sviluppato. “Stiamo lì. Buttati tutto il giorno. Ci sdraiamo. Ci bagniamo. Ci tuffiamo. Scopiamo in acqua. Scopiamo tra la sabbia.”. Lucia allargò gli occhi, attirata dall’idea, ma, con i piedi saldi a terra come era tipico della sua indole, disse: “E certo. E chi ci paga per scopare?”. Giacomo allungò il mento, “Beh, ma mica serve che ci paghino. Voglio dire. E’ un mondo ideale, dimentica la realtà. Stipendio, obblighi, corse per arrivare in orario. Straordinari. Via tutto. Solo noi e una spiaggia bianca. Anzi no. C-r-i-s-t-a-l-l-i-n-a. Vuoi dirmi che ti servirebbe altro?”. Lucia strinse la guancia al corpo di Giacomo, sfiorò con le labbra la pelle tesa della cassa toracica. “Magari no, ma…”. “Ma?”. “…e non mangiamo mai? Scopiamo e basta?”. Giacomo sorrise, soddisfatto della domanda. “No, mangiamo. Dopo aver scopato, mangiamo. Quello che abbiamo pescato.”. “E chi pesca, scusa?”. “Io!”. “E da quando pescheresti, tu?”. “Imparerei. Tanto. Non c’è mica granché da fare sulla spiaggia.”. Lucia si allungò a stampargli un bacio sul collo; lui sfiorò con il dito indice il fondo schiena, poi risalì la colonna vertebrale, fino a stringere la spalla di lei con la mano intera, portandosela stretta a sé. Avrebbe voluto portarsela tanto vicino da far fondere i corpi. Provava spesso quella sensazione. Non sapeva dire cosa fosse con precisione, ma su per giù l’avrebbe definita come il massimo del desiderio e dell’affetto. Il perfetto equilibrio tra una sculacciata decisa e una carezza amorevole. Lucia poggiò di nuovo il capo e, facendo vibrare il corpo di Giacomo con il timbro di voce, domandò ancora: “E dove abiteremmo? Sulla spiaggia?”. “Dove vorresti abitare?”. Se Giacomo era l’architetto del sogno, Lucia doveva esserne l’arredatrice. “In una grotta sarebbe troppo umido. Forse una capanna? Ma basta un temporale, e ce la dovremmo ricostruire…”. Mosse freneticamente l’indice sul costato di lui, era la conseguenza del rovello del dubbio. “Ma non ci sono temporali nel nostro mondo ideale…” sussurrò Giacomo, che passava la mano sui capelli di lei, alzandone un ciuffo che poi lasciava scivolare come fosse acqua fresca da assaporare. “Ma non mi va di vivere in una capanna…potremmo vivere in un bungalow, no? Con il tetto scuro, e il porticato che da sul mare. Con una sedia a dondolo! Dove mi metto a leggere…e la suite, una suite con lenzuoli di seta.”. “E come lo costruisco un bungalow?” chiese Giacomo. “Hai tempo di imparare, no? L’hai detto tu.”. Lucia strusciò il capo e gli lanciò un’occhiata con il sorriso, lui fece un risolino e contemporaneamente un rantolo a labbra chiuse. “E se lo ordiniamo da Leroy Merlin?”. “Daiii…”. Rimasero in silenzio per un paio di secondi. “…E come ce lo porterebbero?”. “In elicottero.”. Lucia diede una sberla leggera a Giacomo, che rise sobbalzando. “Andiamo! E allora facciamo che c’è una villa bianca. Con il giardino, le palme e tanti fiori. E stiamo lì.”. “Non sarebbe mica male.” sentenziò Giacomo. “Non sarebbe più un sogno, perché poi ci mettiamo le strade, e altri negozi, e altri uffici, e i bar e i ristoranti. E poi i supermercati, e non impari più a pescare!”. “Non era il punto focale del sogno, quello che imparassi a pescare.”. “Ah, questo l’avevo intuito, sì.”. La tenda si mosse ancora, questa volta la brezza portò con sé l’odore di cioccolato e mandorle zuccherate, di caramelle gommose e olio fritto, e il fragore acuto dei bambini che si accalcavano al carrello ambulante dei dolci di Franco. Lucia alzò il busto, nudo e di un colorito tra la luna e il deserto, con la mano si diede un colpo ai capelli, si guardò intorno distrattamente, tanto per fare, mentre Giacomo la fissava con un luccichio negl’occhi. Lei si lasciò crollare e si insinuò tra il suo petto e il suo braccio; gli espirava sul collo mentre la brezza rinfrescava a ondate la stanza.
“Quindi?”.
“Quindi?”.
Lui alzò la testa, strisciò sulle lenzuola di cotone consunto, e prese a baciarla come fosse un cane che fa le feste al proprietario appena tornato a casa. E continuò a strusciare verso il basso, e a baciarla, la lingua prese a tracciare percorsi umidi sul corpo fresco e liscio. Sorrisero. Lui la strinse alla sua bocca. E fecero quello che il sogno permetteva loro di realizzare, una seconda volta.
